"Sto bene."
La bugia più ripetuta da chi sta costruendo qualcosa.
C’è qualcuno che stamattina si è svegliato prima degli altri per lavorare a qualcosa di suo. Qualcuno che ieri sera ha aperto il portatile dopo cena invece di guardare una serie. Qualcuno che sta studiando qualcosa, costruendo qualcosa, cambiando qualcosa nella propria vita. In silenzio, senza che nessuno lo sappia davvero.
Magari è un progetto. Magari è un cambiamento di carriera. Magari è semplicemente la decisione di rimettersi in gioco dopo un periodo difficile.
E a quella persona, nessuno chiede mai come sta davvero.
“Come stai?”
“Sto bene.”
Fine. Conversazione chiusa.
Solo che nella tua testa non va tutto bene. C’è qualcosa che non ti lascia dormire. Un’idea che alle due di notte sembra brillante e alle sette di mattina sembra una pessima decisione. Un sogno che vuoi costruire non solo per te, ma perché credi davvero che possa servire a qualcuno.
Il problema è che ne hai già parlato. Troppe volte.
La prima volta che racconti quello che stai facendo, la gente si entusiasma.
La seconda volta annuiscono.
La quinta ti ascoltano per gentilezza.
La decima cambiano argomento.
La ventesima non glielo dici neanche più.
E non puoi biasimarli. Perché tu stesso non sai se ci credi davvero.
Pensavi che bastasse la passione. Che bastasse dire “voglio aiutare le persone” o “voglio creare qualcosa di mio”. Poi pubblichi qualcosa. Due like. Forse tre. Uno è di tua madre. Poi un altro post. Poi un altro. E dopo settimane, mesi, il silenzio è ancora lì.
E allora arriva la voce.
“Lascia perdere. Torna a quello che funzionava. Ma chi ti credi di essere?”
L’impostore interiore non ha bisogno di grandi fallimenti. Gli bastano i silenzi. Il silenzio dei risultati che non arrivano. Il silenzio delle persone che non ti chiedono più “come va quella cosa?”. E il tuo silenzio, quando smetti di parlarne perché inizi a sentirti in colpa.
Perché a un certo punto arriva anche quello. Il senso di colpa. Stai togliendo tempo a qualcuno. Alla famiglia, al partner, a te stesso. Stai pagando un prezzo e la ricompensa è ancora un punto interrogativo. Le persone intorno a te vedono quello che togli a loro. Tu sai quello che togli a te. E per cosa? Per una libertà, una soddisfazione, un risultato che forse arriverà. O forse no.
Io la settimana scorsa l’ho sentito forte.
Una sales call. L’offerta era buona, il prezzo giusto, il problema del cliente reale. Eppure è andata male. E dopo, nel silenzio, la domanda che fa più male di tutte.
Sono io? Cosa sbaglio?
Il punto è che tra un tentativo e l’altro passa tempo. E in quel tempo non sai se stai migliorando o se stai solo insistendo nella direzione sbagliata. Le intenzioni sono buone, ma non arrivano. Il messaggio forse non è chiaro. E allora tutto resta nella tua testa. Idee, dubbi, piani, paure. E più girano, più diventano confusi.
Io questa fase la chiamo la fase invisibile.
È quel periodo in cui devi continuare a prendere decisioni senza nessuna prova che stai andando nella direzione giusta. Nessun applauso. Nessuna conferma. Solo tu, il tuo progetto, e un dubbio che cresce.
Ed è qui che la maggior parte delle persone molla. Non perché quello che stanno facendo sia sbagliato. Ma perché la mente fa una cosa subdola: confonde il dubbio con l’incompetenza.
Solo che il dubbio non è il problema.
Il problema è pensare di dover decidere solo quando ti senti sicuro. Di dover aspettare che il dubbio sparisca per andare avanti. Quel momento non arriva. Non arriva mai, per nessuno.
La vera decisione non è “funzionerà o no?”.
La vera decisione è: sono disposto ad attraversare una fase in cui non posso ancora saperlo?
Se sei in questa fase adesso, che sia un progetto, un cambio di vita, o semplicemente qualcosa in cui credi ma che ancora non riesci a dimostrare, sappi solo questo. Non sei indietro. Non stai sbagliando.
Sei nella parte della storia che nessuno racconta.
Quella brutta, silenziosa, piena di dubbi.
Quella che poi, con il tempo, diventa il capitolo più importante.
Io ci sono dentro. E continuo.
P.S. Una delle cose che ho imparato nella fase invisibile è che il dubbio non si combatte con la motivazione. Si combatte con le domande giuste. Ho messo insieme un metodo che uso io per primo quando devo decidere se andare avanti o cambiare strada. Si chiama 10-10-10 e in 15 minuti ti aiuta a separare la paura dalla direzione. Se vuoi provarlo, lo trovi qui.



