RESTI O VAI? La partenza
Per pubblicare questo sto usando tutto il mio coraggio.
Questa é la prima bozza delle introduzione al libro che sto scrivendo e che presenteró il 20 settembre in Germania. Un libro che parla a chi si trova davanti a un bivio…non parleró adesso di questo libro. È onestamente dura per me pubblicare questo primo articolo. Non sono una persona che crede in se stesso…ma voglio agire. Se state leggendo questo capitolo, la vostra opinione mi dará coraggio e mi aiuterá a migliorare e crescere, che sia positiva o negativa.
Intanto pubbliccando affronto il mio Impostore. Grazie per averlo lettero, questo significa tanto per me.
Mio nonno si chiamava Donato, come me.
L’estate in cui dovevo partire per la Germania mi fece una proposta che nessun concessionario al mondo avrebbe firmato: lui si prendeva la mia Fiat 600 blu, vecchia e stanca, e io mi prendevo la sua Kia Picanto a GPL. Nuova. Comprata da poco.
Provai a dire qualcosa. Non ci fu niente da discutere.
«Il futuro è tuo. Il passato lo tengo io al sicuro.»
All’epoca mi sembrò una di quelle frasi che i nonni dicono per chiudere il discorso. Ci ho messo vent’anni a capirla. Ci torniamo alla fine di questo libro, promesso.
Caricai la Picanto fino al tetto. Scatoloni, borse, vestiti, libri. Era così piena che dallo specchietto retrovisore non vedevo più la strada: vedevo solo il mio trasloco che mi fissava.
Era estate. Partii in pantaloncini e maglietta, vestito da uno che va al mare. Solo che davanti avevo millecinquecento chilometri nella direzione opposta al mare.
Mentre caricavo, mia nonna si avvicinò allo zaino e ci infilò le sue provviste: scatolette di tonno, un pacco di sale, un pacco di zucchero.
«Nonna, in Germania queste cose ci sono. Non vado in un posto sperduto. Avrò tutto.»
Le tirai fuori e gliele rimisi in mano. Lei non insistette. Per lei stavo partendo verso un posto dove non c’era nemmeno il sale. Per me stavo partendo verso un posto dove avrei avuto tutto.
Col senno di poi, aveva torto solo a metà. Il sale in Germania c’era. Era tutto il resto che sarebbe mancato. Ma questo non potevo ancora saperlo, e per fortuna.
Quella mattina il giro dei saluti lo feci io, casa per casa. Mia madre. Mia nonna. Poi misi in moto da sotto casa di mio nonno, con il sole già alto e i Metallica nello stereo, gli Iron Maiden in coda pronti a dare il cambio.
Una tirata sola, fino in Germania. Senza fermarmi a dormire. Ero carico quanto la macchina.
Adesso tu ti aspetti la confessione. Che dietro l’entusiasmo tremavo, che ho pianto al primo autogrill, che il ragazzo del Sud parte sempre col magone. No. Ero felice. Emozionato come poche volte nella vita.
Però una cosa la devi sapere, perché è il motivo per cui questo libro esiste.
Non credevo in me stesso. Per niente.
Non ci credevo da sempre. Ero uno che pochi anni prima si vergognava perfino di parlare al citofono. Uno convinto di non essere abbastanza: abbastanza bravo, abbastanza intelligente, abbastanza pronto. E stavo partendo per un dottorato in un paese di cui non parlavo la lingua, per fare ricerca in materie in cui ero sempre stato l’ultimo della classe, senza un amico ad aspettarmi dall’altra parte.
Sono partito lo stesso.
E la sicurezza? È arrivata dopo. A pezzi, e sempre in ritardo. Su alcune cose è arrivata fortissima. Su altre non è mai arrivata, e a un certo punto ho smesso di aspettarla.
Questa è la prima cosa che questo libro vuole dirti, e te la dico subito così non perdiamo tempo: se aspetti di credere in te stesso per decidere, aspetterai per sempre. Funziona al contrario. Prima si parte. Poi, strada facendo, si impara a guidare anche con lo specchietto coperto dagli scatoloni.
Ora parliamo di te.
Magari con la Germania non c’entri niente. Non hai mai fatto una valigia e non hai nessuna intenzione di farla. Però sei fermo a un bivio, altrimenti questo libro non ti sarebbe finito in mano.
Il tuo bivio ha un altro nome. Lasciare il posto fisso o tenertelo. Chiudere quella relazione o darle un’altra possibilità. Quale università, quale città, quale lavoro. Metterti in proprio o no. Tornare indietro o andare avanti.
I dettagli cambiano, il momento è identico: conosci le opzioni a memoria, le hai rigirate in testa mille volte, e non scegli. Ti dici che ti manca ancora qualche informazione. Non è vero. Ti manca la fiducia per scegliere. E intanto una vocina ti parla, di notte soprattutto, e ti fa sempre la stessa domanda: e se sbagli?
Quella vocina ce l’ho anch’io. Ce l’ho ancora oggi, dopo un dottorato, una carriera che vista da fuori sembra una scala salita di corsa, una famiglia, due burnout e parecchie decisioni di cui vado fiero.
La vocina non se n’è andata. Ho solo capito una cosa che ha cambiato tutto: quella voce sta facendo il suo lavoro. Ti avvisa che sei davanti a qualcosa di importante. Va ascoltata, mai zittita. In questo libro ti faccio vedere come si fa, con un metodo preciso e con la mia vita come campo di prova. Gli errori soprattutto, che sono la parte che insegna di più.
Una promessa su come scrivo, prima di cominciare. Qui dentro non trovi “credi in te stesso”. Non trovi “segui i tuoi sogni” scritto sopra la foto di un tramonto. Penso che siano frasi che suonano bene e non aiutano nessuno. Trovi storie vere, qualche pezzo di scienza tradotto in parole normali, e alla fine di ogni capitolo una regola sola, corta, da portarti via.
Un’ultima cosa.
Questo libro comincia con una macchina: una Kia Picanto regalata da un nonno a un ragazzo che partiva senza crederci. E finisce con un’altra macchina. Una Ferrari.
Non quella che immagini. Per capire devi arrivare all’ultima pagina.
Mancano ancora un po’ di chilometri. Io intanto rimetto su i Metallica.
Si parte.




Sarà che è arrivato al momento giusto ma non vedo l’ora di leggerlo 😊
♥️