4 Commenti
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Avatar di Carolina Valle

Un articolo che tocca (e scopre) tanti aspetti irrisolti del ruolo di madre. Il mio commento potrebbe essere lunghissimo… mi tratterrò.

Avatar di Donato De Tullio

Ed invece sarebbe bello sapere cosa pensi...poi scrivi molto bene ed è un piacere leggerti!

Avatar di Carolina Valle

Mi sento chiamata in causa in tanti modi. Nella mia vita ho fatto spesso il camaleonte: ho cambiato direzione e mi sono fermata quando nel mio grembo c’era vita da custodire. Mi sono fermata davvero. Dieci anni. Dieci. Ho resettato tutto: cervello, bisogni, indipendenza.

Se non avessi trovato nuovi spazi creativi (Santa Scrittura, lo ammetto) credo che sarei crollata. Poi, lentamente, ho ricostruito. Cosa ho imparato? Che la maternità è un luogo bellissimo e difficile, e richiede sacrifici enormi. Che i primi anni possono consumarti, se fai solo quello. Ma anche che, se resisti, la vita ti restituisce qualcosa, non tanto in termini di carriera, ma di crescita con i figli. Detto questo, so bene che la mia esperienza non è una regola. Sono stata fortunata. Quello che vedo, più in generale, è un sistema che ci chiede di essere tutto o niente: performanti in ogni aspetto o casalinghe disperate. E forse è proprio lì che nasce il problema. Dici il vero: c’è un peso invisibile delle aspettative. Ma forse il peso invisibile è anche dentro il significato stesso di madre. È un tema complesso, che tocca qualcosa di profondo. Non solo culturale, ma anche istintivo. Il bisogno di un figlio di crescere con una madre presente, per me, resta centrale. Non in opposizione ai padri, che oggi rappresentano un’evoluzione bellissima, ma in una differenza di ruolo che forse non è così facilmente interscambiabile. Posso sembrare controcorrente. E forse lo sono.

Avatar di Donato De Tullio

Grazie per questo messaggio bellissimo ed importante. Lo farò leggere anche a mia moglie Floriana!

Mi colpisce molto quando dici che hai resettato tutto. Perché spesso da fuori sembra una pausa, ma da dentro è una trasformazione completa, anche se invisibile.

E hai ragione anche su un altro punto difficile da dire: non sempre la vita restituisce in termini di carriera. A volte restituisce in modo più silenzioso, ma non meno reale.

Forse il problema, come dici tu, è proprio il modello tutto o niente. O sei pienamente realizzata o hai rinunciato. E invece la verità è molto più scomoda: ci sono fasi in cui scegli consapevolmente di non essere tutto, per non perdere ciò che per te conta di più.

La valigia non fatta, in fondo, non è immobilità. È una scelta. Anche quando nessuno la vede.