È la terza volta, ma oggi ho più paura che mai.
Poi mi ricordo per chi lo faccio. Ecco come due matrimoni mi hanno insegnato il vero significato del public speaking.
Quanti mi guarderanno? Mi giudicheranno? Farò una brutta figura?
Questo é quello che pensi prima di parlare in pubblico. E cosa succede? Ti blocchi e non lo fai.
Lo so benissimo perché é esattamente quello che pensavo.
Mentre ripeto le parole che dovrò pronunciare domani per il mio terzo matrimonio, mi accorgo di essere in ansia.
Eppure é la terza volta che lo faccio.
È la sensazione di essere esposto, sottoposto al giudizio di una sala piena di gente che mi ascolta. Il fatto che dalle mie parole dipenda un qualcosa che durerà potenzialmente per sempre.
Come ho detto, non è la prima volta. Ho iniziato quindi a riflettere sulla mia esperienza.
Tutto quello che pensavo di sapere su parlare in pubblico si è ribaltato quando ho celebrato il mio primo matrimonio.
Per anni ho cercato di controllare la paura con la preparazione. Più conoscenze, più tecnica, più pratica. Pensavo che il mio lavoro su “palco” fosse provare di esserne degno. Farmi guardare da chi ascolta e convincerlo che sapevo quello che stavo dicendo.
Non funziona.
Nel 2024 Eugenio mi ha chiesto di celebrare il suo matrimonio. Ero incredulo onestamente...Io l’ho guardato. Non l’avevo mai fatto. Non sapevo nemmeno da dove partire.
Ho detto sì.
Quella mattina di dicembre 2024, mentre celebravo ufficialmente il loro matrimonio, è successo qualcosa di strano. Non ero nervoso. Non contavo le pause. Non mi sentivo osservato o giudicato. Ero solo concentrato su quello che stavo cercando di dare a loro ed i loro ospiti, un ricordo che potesse restare quando la serata fosse finita. Nulla importava se non le emozioni del pubblico e degli sposi. Io non esistevo piú,
La paura non era sparita perché ero diventato coraggioso, ma perché aveva smesso di essere il problema. Di essere il centro.
Quando sali su un palco per dimostrare quanto vali, la paura si mangia tutto. Guardi te. Il tuo possibile fallimento. Come appari.
Quando sali per dare qualcosa a chi ti ascolta, la paura si sposta sul sedile posteriore. Non è più il centro. Lo sono loro.
Ho celebrato il mio secondo matrimonio a Palma, metà in spagnolo e metà in italiano.
Domani celebro il terzo, in tedesco.
E mentre l´ansia saliva nella preparazione, mi sono ricordato per chi lo faccio.
Questo discorso non vale per il matrimonio, ma per tutte le volte in cui parlo a qualcuno. Che sia online, che sia una riunione, che sia un workshop o una conferenza
Quando dai valore agli altri, la cosa che temevi di più smette di spaventare.
L´ego non ha spazio sul palco.
Questa cosa che avevo capito con la mia esperienza, del resto, ho potuto rafforzarla lavorando con Luca Mazzucchelli e con Daniele Monterosi e mi hanno permesso di vincere un piccolo premio con loro.
Per me questi momenti sono un promemoria di cosa conta davvero quando si parla agli altri, qualcosa che mi dico non solo quando parlo online o in questi eventi, ma anche quando parlo al team. Ed é proprio questo che vorrei ti portassi a casa. Non importa a quante persone parli, che siano cento o sia una, lo stai facendo per loro.
Come ho detto prima, l´ego non ha spazio sul palco.
Domani mi tocca di nuovo. Con una lingua che non è la mia, davanti a gente che non conosco, e con una sola cosa in testa: che quella sera resti con loro per sempre. Con tutto il mio cuore.
Questo è il vero public speaking. Non dimostrare. Dare.
Dimmi un attimo adesso, su chi ti concentri quando parli a qualcuno?





