Dopo centinaia di contenuti si é avverata la mia paura.
Non avevo nulla da dire e quindi ho fatto la cosa che mi spaventava di più.
Un mese e mezzo fa ho avuto un blocco.
Non sul lavoro in azienda, alla fine quello è facile. So sempre cosa fare, non devo davvero creare qualcosa e soprattutto il lavoro non manca mai. Se non guardo le email per un giorno o due, il conto sale nell’ordine delle centinaia!
Il blocco è arrivato sul mio progetto da freelance (sono un Business Coach, sì lo so che schifo questa parola).
Che ironia poi, a pensarci bene. In azienda vedo una email e voglio crepare, da freelance faccio i salti di gioia ad ogni email.
Del tipo:
In azienda → email → oddio vorrei sparire, vi odio tutti
Freelance → 1 email → yeeeeeah, esisto, il mondo mi ama!
Torniamo al blocco dai…
Aprivo il laptop la sera, guardavo dove avevo lasciato, e non sapevo da dove ricominciare. Non mi mancava la voglia di lavorare ed anche se ero stanco, dopo aver messo a letto Daniele, ero carico.
Quello che mi mancava era altro, qualcosa di più scomodo da nominare e che mi spaventava a morte: non sapevo più cosa volevo dire.
Eppure ho continuato a postare: non potevo certo fermare il treno in corsa.
Instagram, LinkedIn, Substack, YouTube, Threads e TikTok. Ogni giorno.
Contenuti sul coaching, sul cambiamento, sulla produttività, sulla procrastinazione…
Li scrivevo come si compila un report che deve uscire entro fine mese. Perché? Perché sentivo che dovevo farlo. Del resto la costanza è tutto, oh almeno così dicono. Se smetti perdi lo slancio e rischi di fermarti…
Fermarsi… una parola che spaventa più di una lama puntata al collo…
Il problema vero è che lo slancio l’avevo già perso, solo che non me ne ero accorto.
Cosa ho fatto allora? Ho preso coraggio ed ho smesso.
Di certo non è stato un piano strategico e ben pensato. A un certo punto ho detto basta, e ho smesso. Ho smesso di inseguire la frequenza su Instagram. Ho smesso di tenere il calendario editoriale. Ho smesso di sentirmi in colpa quando non pubblicavo.
Ah, e sapete cosa ho fatto anche? Ho smesso di usare qualsiasi AI per aiutarmi a pensare ai contenuti…non la sopportavo più (Anche questa è un’altra storia)
Le prime due settimane circa non è successo praticamente niente. Postavo pochissimo, qualche storia su Instagram, nulla di che, e la mia newsletter del martedì, chiaro, la mia amata Newsletter!!!
Risultato iniziale? Alcuni follower sono andati via (sti bastardi! pensavo)
Mi ricordo che guardavo altri che pubblicavano ogni giorno e pensavo che stavo sbagliando tutto. Poi, onestamente, è passata anche quella sensazione.
E ho iniziato a notare una cosa strana: nelle ore in cui di solito aprivo il laptop per produrre contenuti, mi venivano idee. Tante idee! Cose che volevo capire, domande nuove, osservazioni su quello che vedevo nelle sessioni di coaching e tanto, tanto altro.
Ho iniziato quindi a scriverle. Senza chiedermi se erano adatte a Instagram o LinkedIn o Substack, senza pensare al formato, senza ottimizzare il titolo per l’algoritmo.
Su LinkedIn ho ricominciato a pubblicare quando avevo qualcosa da dire, non quando dovevo, ma soprattutto ho iniziato a scrivere a modo mio, con la mia ritrovata cretinità…ehm…creatività!
Cosa è successo?
Ho iniziato a postare 2 volte al giorno su LinkedIn ed a volte 4 su Substack, ma soprattutto ho sempre qualcosa da dire… o meglio… ne ho sempre voglia! Che sensazione fantastica…
Ho tagliato drasticamente i miei reel su Instagram, li faccio solo se ho voglia… del resto non mi portavano molto. Ma quando li faccio, li faccio perché voglio.
Il mio gruppo sta crescendo organicamente ed i clienti che vengono dai social stanno aumentando. Non parliamo di centinaia, sia chiaro… ma piano piano aumentano.
Più che i clienti, aumentano le conversazioni con persone interessanti. Stare sui social è sempre più bello e per la prima volta nella mia vita sento che sto costruendo un network.
Non ho più nessuna ansia o blocco di fronte ad una tavola bianca. Perché? Beh… perché la apro quando ho voglia di scrivere e non viceversa…
Ma cosa è successo davvero? L’ho capito dopo qualche settimana.
Quando togli l’obbligo di produrre, non sparisci, ma torni a casa.
Torni a capire cosa pensi davvero, cosa ti interessa davvero, cosa hai da dire che nessun altro può dire nello stesso modo.
E quando scrivi da questo stato, si sente.
Non so dirti perché funzioni meglio, mi spiace. So che con me ha funzionato.
E quindi, da bravo Coach cosa ho fatto? eh eh eh… L’ho proposto a una cliente.
Lavora in Germania, è una freelance che si occupa di design ed ha un progetto nuovo che vuole costruire insieme a suo fratello. Per farlo è fondamentale ritornare in contatto con la sua parte creativa. Dopo anni da freelance piena di frustrazioni, ha finalmente capito cosa vuole fare e dove vuole arrivare.
Ed indovinate cosa le succede?
Blocco totale :)
Ha smesso di disegnare da sola, e non certo per mancanza di tempo come mi raccontava nella prima sessione di coaching. Ha smesso perché disegnare era diventato un compito, una cosa presente nella lista delle cose che doveva fare per il progetto.
Curioso. Le ho chiesto quando era successo.
Ci ha pensato. Ha detto:
“Quando ho iniziato a volerci costruire qualcosa sopra.”
L’avevo già sentita, quella frase. Certo non detta esattamente in questo modo.
In altre sessioni, con altri clienti, in altri contesti.
E l’avevo sentita anche dentro, un mese e mezzo fa, anche se allora non avevo ancora le parole per nominarla.
Miei cari lettori, io non sono il solito coach che ti spara 300 domande e ti aiuta a capire cosa vuoi davvero... beh… non sempre :)
Lavoro diversamente e quindi le ho proposto una sfida. Un approccio nuovo. Una nuova regola.
La regola che le ho proposto è semplice:
per 18 giorni, tutto il tempo lavorativo va sul dovere concreto: trovare clienti, mandare avanti i lavori in corso, tenere in piedi la situazione.
Tutto il resto del tempo non ha un programma.
Nessun backlog da riempire, nessun contenuto da preparare per il progetto nuovo.
Una domanda sola:
cosa ti va di fare adesso?
Se viene voglia di disegnare, si disegna.
Se non viene, non si disegna.
Se viene voglia di leggere, si legge.
Se viene voglia di non fare niente, si sta fermi.
Praticamente una vacanza dagli obblighi che si era imposta per trasformare il suo sogno in qualcosa di concreto. Non potete neanche immaginare il suo sorriso quando ha iniziato a immaginare questa situazione!
Il nostro piano nel coaching? Semplice. Ogni settimana ci sentiamo per 45 minuti, lavoriamo al suo business principale per garantire un flusso di clienti (Leggi = per sopravvivere), stiamo attenti che le prio giuste vengano rispettate, ma soprattutto vediamo come procede la sfida.
Abbiamo tolto l’obbligo del lavoro sul progetto per un periodo abbastanza lungo da capire cosa succede quando non c’è.
Perché 18 giorni?
Sono abbastanza da superare i primi giorni di resistenza, quelli in cui il senso di colpa è ancora alto e il riflesso di aprire il laptop per produrre è ancora forte.
Non sono così tanti da sembrare una resa.
Un esperimento con una data di fine, gestibile.
L’obiettivo non è il riposo, ma la consapevolezza.
Che senso ha, del resto, lavorare su un sogno, se non riusciamo a sognare?
Se togli l’obbligo e la voglia non torna, il problema evidentemente non era il carico di lavoro.
C’è qualcosa sotto, e vale la pena capirlo prima di continuare a costruirci sopra.
Se invece la voglia torna, e torna in modo diverso da prima, allora hai la risposta che cercavi:
quella cosa è ancora tua, e puoi reintrodurla senza trasformarla di nuovo in un dovere.
Ho fatto la stessa cosa con me, e quello che ho trovato dall’altra parte mi ha sorpreso.
Stavo scrivendo meglio, non peggio.
Stavo parlando di cose più precise, non più generiche.
E le persone che mi leggevano capivano meglio di prima dove potevo aiutarle.
Non so se ti è successo qualcosa di simile o come stai, ma se hai qualcosa che si è spenta da quando hai iniziato a volerci costruire qualcosa sopra, potresti provare a togliere l’obbligo per un po’ e vedere cosa rimane.
Se il tuo desiderio è vivere una vita dettata non solo dal dovere, ma anche dal volere… una vita libera, forse devi prima imparare a sentire cosa vuoi e fare quello che vuoi.
Se quello che vuoi fare diventa solo quello che devi fare, allora sei solo finito in una prigione arredata meglio.



Ciao Donato, gran bel post! Si sente che è qualcosa di sentito, ed effettivamente è potente. Sono felice di sapere che la nuova direzione che hai preso ti sta portando bene, non vedo l’ora di leggere i prossimi aggiornamenti!