Crastinare come un Pro!
Sai esattamente cosa fare e non lo fai. Come mai e come risolverlo in 5 semplici passi!
Il messaggio era pronto da tre settimane.
Duecento parole per propormi a un’azienda con cui volevo lavorare da mesi.
Avevo già trovato il contatto giusto e, non ti nascondo, avevo già scritto il messaggio.
La mattina aprivo la bozza, cambiavo una virgola e poi richiudevo.
«Oggi devo finire quella cosa, lo mando domani dopo averlo rivisto.»
E domani c’erano le fatture, e dopodomani un documento da finire, e così via.
La cosa che mi bruciava era il confronto con l’altro me.
Da più di dieci anni, in azienda, gestisco interi centri logistici, il mio team, budget e problemi di ogni sorta. Spesso devo prendere decisioni alle sei del mattino, con il piazzale pieno di camion e trenta persone che aspettano una risposta. A quell’ora nessuno ti concede il lusso del «ci penso».
Prendere decisioni fa parte del mio mestiere.
E allora com’è possibile che lo stesso tizio, davanti a duecento parole con il proprio nome in fondo, non riesca a premere Invio?
Allora ho fatto quello che faccio con qualsiasi cosa che non capisco: ho smesso di giudicarla e ho iniziato a misurarla.
Perché i dati sono al centro di tutto.
Solo di fronte alla realtà dei fatti possiamo diventare consapevoli delle nostre scelte.
Per due settimane ho annotato tutto quello che rimandavo, affiancando a ogni attività la scusa che mi raccontavo per non farla.
Avevo deciso di non forzarmi ad agire, ma semplicemente di osservare.
Avevo anche fissato sul calendario la data in cui avrei rivisto i miei appunti.
Cosa è saltato fuori dalla lista?
Tante scuse, che potevano essere divise in due famiglie.
La prima: compiti noiosi, ma definiti.
Le fatture, il backup del computer, mettere in ordine i 300 file scaricati sul desktop.
Quelli li rimandavo di qualche giorno, poi li facevo o li delegavo a Claude, e finiva lì.
La seconda famiglia era diversa.
E tra queste attività si trovava il famoso messaggio all’azienda.
La mia offerta con i vecchi prezzi, fermi da quando avevo iniziato.
Un servizio che continuavo a offrire pur sapendo, numeri alla mano, che non rendeva davvero.
Queste cose non le rimandavo di giorni, ma di mesi.
Cosa avevano in comune?
Un esito incerto che mi riguardava personalmente.
L’azienda poteva ignorarmi e i nuovi prezzi potevano portarmi a un bel «ci devo pensare».
Stavo procrastinando come un professionista?
Forse no.
Perché in azienda lavoravo.
Con i clienti lavoravo.
Molti task li completavo.
E quindi?
Come mai sapevo cosa dovevo fare, ma non lo facevo, distraendomi con qualsiasi attività potesse occupare la mente e farmi sentire produttivo?
La lista mi ha aiutato a capire che non stavo evitando il lavoro.
Stavo evitando un’emozione.
Un rifiuto che avrebbe potuto ferirmi.
E cosa facevo?
Occupavo il tempo con qualcosa che mi gratificasse nell’immediato: rifinire il sito web, aprire LinkedIn o Instagram per vedere se qualcuno mi avesse scritto, finendo inevitabilmente per scrollare oppure per rivedere la mia strategia su Notion.
Qui ho capito una cosa.
Il mio cervello non vuole il mio successo.
Vuole sicurezza.
A volte sembra quasi remarmi contro.
Se mi sento insicuro non agisco e quindi aspetto di sentirmi sicuro.
Ho dovuto iniziare a litigare con la mia testa per convincerla di una cosa semplice, ma allo stesso tempo difficile:
Non devi crederci, ma farlo.
Ho addirittura stampato un braccialetto con questa frase, che ancora oggi mi ripeto ogni giorno.
Cosa potresti fare questa settimana? 5 semplici passi
1. Individua la decisione che stai rimandando e l’emozione che ti blocca
Per me era:
Non mando quel messaggio perché ho paura del rifiuto e quindi di non sentirmi abbastanza.
2. Rendi il primo passo banale
Se non lo hai ancora fatto, scrivi una bozza del primo messaggio e non inviarla.
Con me, in questo caso, non ha funzionato.
Ma in molti altri sì.
3. Abbassa lo standard iniziale
Non offrire il servizio al primo messaggio.
Invia un semplice saluto.
Non pensare a un potenziale cliente, ma a una persona che entra nella tua rete.
4. Accetta il disagio e agisci comunque
Non aspettare che la paura sparisca.
Invia il messaggio sentendo la paura, il dubbio o l’imbarazzo.
Lo scopo non è sentirsi pronti.
Lo scopo è allenarsi a compiere piccole azioni anche quando non ci si sente pronti.
5. Cambia la misura del successo
Il successo non è ottenere una risposta positiva.
Il successo è aver inviato il messaggio.
Il risultato non è sotto il tuo controllo.
L’azione sì.
Infatti molte volte procrastiniamo perché stiamo misurando il successo sull’esito:
«Se mi dice sì, ho fatto bene.»
«Se mi ignora, ho fallito.»
Ma questo rende l’azione emotivamente molto costosa.
Se invece misuri il successo sull’azione:
Ho inviato il messaggio.
Ho pubblicato il post.
Ho fatto la telefonata.
Allora il cervello percepisce meno rischio.
In fondo la procrastinazione è spesso un tentativo di evitare una sofferenza immaginata nel futuro.
La tua testa ti sta dicendo:
Se non inizi, non puoi fallire.
Il prezzo, però, è che non puoi nemmeno riuscire.
Per questo la soluzione non è trattarti con durezza.
È imparare a tollerare il piccolo disagio dell’inizio.
In altre parole:
La persona produttiva non è quella che non prova resistenza.
È quella che agisce nonostante la resistenza.
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