Sabato ho fatto una cosa che normalmente sconsiglierei a chiunque prepari uno speech importante: ho cambiato il contenuto del mio intervento all’ultimo momento.
Si trattava di un breve talk all’Innovation Cup 2026 di Merck, un evento straordinario in cui giovani scienziati da tutto il mondo si incontrano per collaborare, competere e presentare idee innovative.
Anche io ho partecipato a questa esperienza nel 2013, durante il mio PhD.
Quando, alla fine del 2025, ho ricevuto un’email da Ulrich Betz, che stava cercando qualcuno per tenere un workshop, ho chiesto se fosse possibile contribuire con uno speech. In quel periodo stavo studiando in profondità un argomento legato all’innovazione che mi affascinava particolarmente e desideravo condividerlo.
Poi è successo qualcosa che non mi aspettavo.
Giovedì e venerdì ho tenuto un workshop di Public Speaking per un’azienda biopharma in Germania. I partecipanti erano scienziati ed esperti tecnici che, sotto molti aspetti, rappresentavano esattamente il tipo di pubblico che avrei incontrato all’Innovation Cup qualche giorno dopo.
Venerdì sera, terminato il workshop, mi è venuto un pensiero diverso:
E se mettessi da parte l’argomento “cool” che volevo presentare e condividessi invece le domande che questi scienziati mi avevano fatto?
Mi sono reso conto che il tema che volevo presentare interessava soprattutto me. Quelle domande, invece, erano esattamente ciò di cui il pubblico aveva bisogno.
In quel momento mi sono ricordato una lezione fondamentale:
Quando sei sul palco, la persona più importante non è chi parla. È il pubblico.
L’obiettivo non è dire ciò che vuoi dire tu, ma dare a chi ti ascolta ciò di cui ha più bisogno in quel momento.
La mattina mi sono svegliato alle 5 per preparare il discorso nuovo, ma sai cosa è successo? Mio figlio Daniele si è svegliato con me e quindi non ho potuto preparare il discorso. Dovevo quindi improvvisare.
Non è davvero un grande problema improvvisare, ma mi rende più nervoso del solito. Che poi casualmente tra tutte le domande ricevute, una era:
Come posso smettere di essere nervoso prima di una presentazione?
Quindi quale tema migliore per l´articolo di oggi?
3 consigli per sentirsi meno tesi
Se prima di parlare in pubblico (e non parlo necessariamente di un palco, potrebbe anche essere una riunione di lavoro in cui tocca a te presentare) hai mai sentito il cuore battere forte, le mani sudate e una scarica di adrenalina attraversarti il corpo, sappi che non sei assolutamente solo.
E la cosa buffa è che, dopo centinaia di presentazioni, sabato ero nervoso esattamente come lo ero anni fa durante alcune delle mie prime conferenze. Questo non mi ha fermato ovviamente e volevo condividere per questo tre strategie che condivido spesso con scienziati, professionisti e leader.
1. Sposta i riflettori da te al pubblico
Devi assolutamente fare una bella figura in questo discorso, altrimenti…
altrimenti cosa? …Ci hai mai pensato?
Se prima di un discorso ti chiedi cose come:
Come appaio? Cosa penseranno? E se sbaglio? E se non rispondere?
Ti stai concentrando troppo su di te, ma ricorda che non lo stai davvero facendo per te. Il pubblico ti sta ascoltando per il messaggio e quindi prova a spostare il pensiero da frasi del tipo:
“spero di fare una bella figura”
in:
“cosa posso fare per aiutare queste persone?
Il messaggio che portiamo non serve a farci apparire brillanti. Serve a informare, educare, ispirare o magari cambiare la prospettiva di qualcuno.
2. Nervosismo ed eccitazione sono quasi la stessa cosa
Mani sudate e battito accelerato possono segnalare sia il nervosismo che l´eccitazione ed il tuo cervello non sa davvero cosa sta succedendo dato che i segnali sono quasi identici. Una cosa che avevo letto in passato e che mi ha aiutato molto é stato smettere di pensare
“Oh no, sono nervoso”
Mi iniziare a dirmi:
“che bello, sono emozionato per una cosa importante per me”
Lo so che sembra magia nera, ma funziona. Provaci e fammi sapere :)
Un segnale diverso potrebbe essere la famosa “cacarella” quindi ti consiglio, se sei una persona nervosa e tesa, di tenerti leggero o leggera!
3. Chi va piano, va sano e va lontano: rallenta!
Ricordo una presentazione particolarmente importante alcuni anni fa. Avevo preparato ogni dettaglio, ma nei primi 30 secondi parlavo così velocemente che quasi non riuscivo a respirare. Da quel giorno ho iniziato a rallentare deliberatamente le prime frasi.
Parlare lentamente non calma soltanto il pubblico, ma anche te.
La prossima volta che dovrai parlare davanti a un gruppo di persone, non immaginarti sotto i riflettori, ma immaginati come un faro che illumina il pubblico. Ed a proposito di questo, la presentazione era in inglese e non mi veniva la parola “Faro” in quel momento, quindi ne ho disegnato uno bruttissimo che si é trasformato in una specie di mascotte. Una piccola complicazione si é trasformata in qualcosa che ha avuto un impatto positivo!





