"Come appari o come stai?" Il giorno in cui ho quasi scambiato la mia vita per un pezzo di stoffa
Ti racconto di un litigio di troppo per una cintura e del perché tolto il pubblico resta solo quello che desideri davvero.
Stavo litigando con mia moglie per andare a farmi vedere da un maestro di Jiu Jitsu.
Hai letto bene. “Farmi vedere”. Suona quasi come una visita medica. Lascia che ti spieghi.
Il Jiu Jitsu brasiliano, che è un’arte marziale, è uno dei grandi amori della mia vita. Ho cominciato prima ancora di partire per la Germania, e mi ha dato cose che nessuna attività mi aveva mai dato: la possibilità di usare il mio corpo grande e forte senza limiti, la capacità di difendermi e di difendere gli altri, perfino la gioia di insegnarlo.
In questo sport esistono diverse cinture. Un dettaglio che trovo importante raccontarti adesso è che, quando mi sono iscritto, non sapevo nemmeno quali fossero.
Dieci anni dopo, la situazione era questa: cintura viola, quattro operazioni al ginocchio, una spalla rotta, le dita rotte quasi tutte, un figlio piccolo e un lavoro pieno di responsabilità. Ti sto parlando del 2024.
Mi allenavo quando potevo, cioè la mattina alle sette, l’unico orario che non rubava niente a nessuno. E in più mi piaceva, quell’ora: la palestra era mezza vuota e la giornata ancora intatta davanti a me. Pensavo: “Alle 8:30 sarò docciato, avrò fatto sport e sarò pronto a lavorare!”.
Fantastico, vero? C’era solo un problema.
Il maestro principale, la mattina, non insegnava. Il corso era affidato a un altro ragazzo e a me. E sai una cosa? Il maestro è la persona che dà la cintura e la dà a chi vede. Quindi se volevo la marrone, dovevo andare ad allenarmi la sera. E la sera, dopo il lavoro, era il tempo di mia moglie e di mio figlio.
Così è cominciato il teatrino: discussioni con Floriana per liberarmi la sera, allenamenti fatti non per allenarmi ma per farmi vedere, e una frustrazione che cresceva a ogni mese in cui la cintura non arrivava. Del resto non mi presentavo ogni sera all’allenamento e questo non bastava. Ah, non ti ho detto che sono una bestia in questo sport, quindi già ero in grado all’epoca di vincere contro cinture più alte!
Man mano che la mia frustrazione aumentava, mi sono chiesto, con il cuore in mano: perché questa cintura è diventata così importante?
Quando mi sono iscritto, le cinture non sapevo nemmeno cosa fossero. Lo facevo perché mi piaceva. Adesso, dieci anni dopo, sto litigando con la donna che amo per dimostrare a un maestro, e attraverso lui al mondo, che ho un pezzo di stoffa marrone?
Avevo perso completamente il gusto di una cosa che amavo. E la stavo usando per misurare qualcos’altro.
Chi parlava, dentro di me, in quei mesi? Per rispondere ti devo presentare le voci. Tutte e tre.
Esatto, perché le voci non sono solo due, come molti ti dicono, ma tre.
Lo psicologo Daniel Kahneman ha vinto un premio Nobel raccontando che pensiamo con due sistemi. Uno veloce: l’intuizione, la pancia, quello che “sente” la risposta prima ancora che tu abbia finito la domanda. E uno lento: la mente che analizza, calcola, confronta, quello che usi per fare una divisione a tre cifre o compilare la dichiarazione dei redditi.
Per semplificare possiamo chiamarle il cuore e la mente.
Il mondo ti spinge a sceglierne una, e si divide in due tifoserie: quelli del “segui il cuore” e quelli del “ragiona, non farti trascinare”.
Sbagliano entrambi, secondo me. Il cuore ha raccolto dati per tutta la tua vita e li restituisce sotto forma di sensazioni; la mente sa fare confronti che il cuore non sa fare. Le decisioni migliori arrivano quando le ascolti tutte e due, e il dubbio, lo sai già, è semplicemente il segnale che in questo momento non sono d’accordo.
Se le voci fossero solo queste due, decidere sarebbe relativamente semplice: le metti a confronto, indaghi il disaccordo, scegli. Il problema è che nella stanza c’è un intruso.
L’ego.
E qui devo dirti subito la cosa che lo rende pericoloso: l’ego non ha una voce sua. È un imitatore. Si traveste.
Quando vuole convincerti, l’ego parla con la voce della mente: ti mostra numeri, stipendi, titoli, e la scelta sembra “razionale”. Oppure parla con la voce del cuore: ti racconta che è passione, che ami quella cosa, e la scelta sembra “autentica”. Ma c’è un modo per riconoscerlo, ed è sempre lo stesso: l’ego non ti chiede mai come starai. Ti chiede sempre come apparirai.
Oggi ti parlo solo di uno dei due travestimenti: l’ego vestito da cuore.
È la storia della cintura. Lì l’ego non parlava di soldi: parlava d’amore. Ami questo sport, diceva, hai investito dieci anni e quattro ginocchia, ti meriti quella cintura, è giusto volerla. Sembrava passione. La prova? Il mio amore vero per il Jiu Jitsu stava negli allenamenti delle sette di mattina, quelli che non vedeva nessuno e non valevano niente per la promozione. Quello che mi trascinava la sera, a litigare con mia moglie, non era l’amore per lo sport: era il bisogno che l’amore venisse certificato.
Ed eccoci alla fine di questa storia: la differenza tra felicità e successo. La felicità è dentro di te: la senti tu, e nessun altro deve confermarla. Il successo è fuori di te: sta negli occhi degli altri, e senza pubblico non esiste. Una cintura da mostrare è successo. Un allenamento alle sette di mattina che ti fa sorridere è felicità. Uno sipendio da poter dire è successo. Un lavoro da cui torni a casa pieno è felicità.
Scegliere tra i due è una decisione, e si presenta più spesso di quanto pensi. E l’ego, su questa scheda elettorale, vota sempre allo stesso modo:
L’EGO VOTA SEMPRE PER IL SUCCESSO. MAI PER LA FELICITÀ.
Questo articolo è un estratto del capitolo sei di Resto o Vado? Il metodo strutturato per sbloccare le tue scelte e trovare la tua strada.
Lasciami un commento, anche critico. Dimmi se questo concetto dell’Ego ti ha fatto accendere una lampadina.
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❤️
Grazie per aver condiviso questa storia importantissima che insegna quanto molto spesso scambiamo ciò che amiamo davvero con l’apparire. Tante volte finiamo quasi per odiare qualcosa che invece prima ci aveva fatto innamorare e come giustamente dici, la “colpa” è dell’EGO, che abbiamo tutti e che ci parla travestito da cuore o da mente. E noi gli diamo ascolto, ahimè. Non vedo l’ora di leggere altri spunti e racconti nel tuo libro 📚🤩