Aspetti di sentirti pronto. Non succederà. Mai.
Il momento giusto e la trappola dell´elefante: un esercizio per smettere di rimandare ciò che sai già di voler fare.
Ieri sera leggevo un messaggio in una community dove una persona chiedeva:
Vi è mai capitato di rendervi conto di avere qualcosa di utile da condividere e costruire, ma non sentirvi ancora pronti ad esporvi?
questa frase ha attirato la mia attenzione, ma non é qui che mi sono fermato. Qualche riga dopo chiedeva:
Come avete capito che era il momento giusto per partire davvero?
Avete trovato qualche validazione?
Qualcuno che vi dica; Sì, fallo, perché secondo me è qualcosa di importante ciò che hai.
Gli ho risposto, e tra le varie cose he ho detto, gli ho chiesto: Come si fa a sentire che una cosa é giusta?
La sia risposta é stata importante ed ho deciso di scrivere di questo, piuttosto che la solita newsletter, pensando che possa aiutare altre persone in una fase di blocco. Intanto vi faccio vedere la sua risposta:
Se anche tu stai aspettando il momento giusto per fare un certo passo, ho deciso di allegare un esercizio di decision making, che fa parte della categoria “clarification before commitment”. Ma prima diamo del contesto.
Magari hai un progetto già avviato. Magari è ancora un’idea che stai rendendo reale. Ogni volta che pensi di fare un passo, qualcosa ti ferma. E allora aspetti,rimandi, cambi idee, analizzi un’altra volta.
E se dietro tutto questo ci fosse una scusa?
Qui non stiamo parlando di mancanza di tempo o di capacitá, ma stiamo parlando dell’elefante nella stanza.
Quella cosa grossa che sai benissimo qual è, ma che continui a non chiamare per nome.
Quando arriva il momento giusto? Come ho scritto nel titolo, il momento giusto non arriva. Mai.
Si definisce.
Quando aspettiamo il momento giusto, in realtà stiamo aspettando che l’elefante se ne vada da solo.
Stiamo aspettando che spariscano le paure.
La paura di fallire.
La paura che la fortuna finora sia stata un caso.
La paura di essere scoperti come impostori.
Le paure non spariscono.
E allora che senso ha continuare ad aspettare?
La domanda giusta è un’altra.
Se oggi decidi di non partire, come ti sentirai tra dieci mesi? E tra dieci anni?
Questa cambia il peso delle cose. La paura di fallire pesa oggi. Il rimpianto pesa per dieci anni. Se fai il calcolo onestamente, la risposta di solito diventa ovvia.
Iniziare fa paura, vero. Ti espone. Ti mette davanti a tutto quello che non sai ancora fare.
Ma sai cosa fa ancora piú paura?
Trovarsi tra un anno esatto nello stesso posto, con le stesse scuse.
Ora che hai visto la vera paura, ti propongo l´esercizio promesso. Tutto quello che ti serve sono un foglio, una penna e tanta, ma tanta onestá.
1. Nomina l’elefante.
Scrivi una sola frase:
La cosa che sto rimandando davvero è: …
Se non riesci a scriverla in una riga dovrai fare uno sforzo. La semplicitá vince.
2. Nomina la paura senza renderla elegante.
Completa questa frase tre volte:
Se partissi oggi, la cosa peggiore che temo potrebbe succedere è:
Poi cerchia una sola paura. Quella vera.
3. Guarda il futuro che stai evitando.
Scrivi poche righe come se fossi tu tra tre anni, iniziando così:
Non ho iniziato allora, e oggi so perché…
Non giustificarti, ma racconta cosa è rimasto uguale.
4. Fai un patto.
Non mi sento pronto, ma entro ___ farò ___, anche se mi farà sentire esposto.
Deve essere qualcosa che qualcuno può vedere.
Firma.
Il patto con il te stesso tra 3 anni é stato firmato. La paura rimane, vero. Non esiste una magia per quella.
Quando la si nomina si puó andare oltre. E cosa trovi oltre la paura?
Pensavi fosse finita vero? Oltre la paura, troverai i dubbi.
Ma il gioco qui cambia. I dubbi, il continuo pensare, la sensazione di non essere pronto. Non sono il segnale che qualcosa non va. Sono il segnale che qualcosa sta succedendo.
Chi non ha dubbi è chi non ha niente in gioco. Se hai il caos dentro, è perché stai costruendo qualcosa che conta.
Il caos è energia che si muove, qualcosa che sta già lavorando dentro di te per prendere forma.
L´energia se direzionata diventa espressione del tuo vero potenziale
Il problema non è avere dubbi. È scambiarli per un segnale di stop, quando spesso sono un segnale che ti stai muovendo.
Che ne pensi di raccontarmi del tuo elefante davanti ad un bel caffè virtuale?




👏👏